sabato , 19 agosto 2017
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Maurizio Pollini – Questo giovane suona meglio di tutti noi –

Maurizio Pollini(Maurizio Pollini – a destra nella foto – con il compositore Pierre Boulez)

 

 

 

 

Con questa frase il pianista Arthur Rubinsteindefinì il giovane Maurizio Pollini dopo averlo ascoltato al Concorso Chopin in Varsavia nel 1960, concorso che Pollini poi vinse appena diciottenne.

Figlio dell’architetto razionalista Gino Pollini e della musicista Renata Melotti, intraprese lo studio del pianoforte con Carlo Lonati,  proseguendo poi, tra i 13 e i 18 anni, con Carlo Vidusso e diplomandosi al Conservatorio di Milano nel 1959.

Come abbiamo anticipato, appena diciottenne conquistò fama internazione vincendo l’ambito Concorso Chopin. In giuria sedeva appunto il grandissimo Arthur Rubinstein, che non solo ammise il grande talento del giovane pianista italiano, ma osservò che la sua maturità tecnica e interpretativa era “di gran lunga superiore a quella di tutti gli altri concorrenti”Iniziò così una grande serie di concerti e recital, con le maggiori orchestre mondiali.

Sicuramente uno dei più grandi pianisti della nostra epoca, è particolarmente famoso per le sue interpretazioni di BeethovenSchubertChopinSchoenberg e Webern, senza disdegnare compositori del periodo classico, come Wolfgang Amadeus Mozart, e il repertorio romantico e tardo-romantico, in particolare Schumann, Liszt e Brahms.

Si è anche cimentato nell’esecuzione di opere di autori moderni come Pierre Boulez, Luigi Nono e Karlheinz Stockhausen, e  importanti composizioni di musica moderna sono state scritte espressamente per lui. Fra le più note si possono ricordare …Sofferte onde serene… di Nono, Masse: omaggio a Edgard Varèse di Giacomo Manzoni e la quinta sonata di Salvatore Sciarrino.

Pollini è noto per la sua tecnica sopraffina e l’assoluta padronanza dello strumento. Nell’arco della sua carriera, ha concentrato l’attenzione sulla limpidezza e la perfezione della qualità del suono, e ha effettuato una profonda ricerca sui dettagli interpretativi, anche minimi, dei compositori che ha affrontato. A volte questo gli è costato la definizione di pianista glaciale, troppo incentrato sulla tecnica e non sull’interpretazione, ma le sue esecuzioni hanno invece dimostrato una grande capacità espressiva.

Attualmente le sue esibizioni sono abbastanza centellinate, non abbondanti in numero, ma sono una vera e propria calamita per gli appassionati del pianoforte.

Chopin Studio op.25 n.12 in do minore

(Credits: foto Paul Ruet; video Rob Harrah)

Chiara Pisati

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