sabato , 19 agosto 2017
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Sonata op. 13 n. 8, Patetica

Frontespizio Sonata PateticaIl frontespizio della prima edizione, dove si evince che Beethoven lasciava liberà di esecuzione, sia sul clavicembalo che sul pianoforte

La Sonata per pianoforte o cembalo(Beethoven stesso diede questa duplicità per l’interpretazione!) n. 8 Op. 13 in do minore, diLudwig Van Beethoven, è anche nota con il titolo di Patetica. Come spessissimo accadeva, il nome della sonata, non venne dato da Beethoven, bensì dal suo editore per motivi commerciali.  Fu composta negli anni 1798/99 e pubblicata per la prima volta da Eder nel dicembre dello stesso anno portando la dedica al principe Karl von Lichnowsky.

Questa sonata sarà quella che segnerà un punto di svolta per la musica di Beethoven, che sappiamo essere ponte fra classicismo e romanticismo.

La sonata divisa in tre movimenti:

Grave – Allegro di molto e con brio

Adagio cantabile (in La bemolle maggiore)

Rondò: Allegro

La struttura della sonata è finalizzata a concentrare la maggior carica espressiva nel primo dei tre movimenti (Allegro di molto e con brio).

Tempo 1°

Composto in ‘forma sonata’ è organizzato in modo da esaltare tutto l’espressività e la tecnica musicale della sonata. Questa sonata in particolare è caratterizzata da una forte unione fra i temi musicali, grazie a “cellule tematiche” che fungono da legame tra le varie parti e tra i movimenti:

il nucleo tematico del grave (battuta 5) si presenta nell’elaborazione (batt. 146);

il secondo tema (battute 52-53) si presenta nell’incipit del rondò (batt. 1-2 del terzo movimento).

I ponti modulanti sono creati dalle frasi del primo tema.

L’introduzione (batt. 1-10) è caratterizzata da una forte instabilità tonale, accentuata in questo caso dal profilo ritmico irregolare e dall’indicazione Grave. Al Grave introduttivo fa seguito l’esposizione (batt. 11-132), in cui compare subito il “primo tema” (batt. 11-34), formato in questo caso da un periodo regolare di otto battute, ripetuto due volte. Il cosiddettoponte modulante (batt. 35-51) è così definito per il suo scopo di collegare il primo tema al secondo, modulando dalla tonalità d’impianto a quella del contrapposto. È perciò caratterizzato da instabilità tonale che, nel caso dell’Op. 13, deriva dall’accordo diminuito nella progressione.

Il “secondo tema” (batt. 51-88)è formato da due periodi di otto battute ciascuno, a loro volta composti da due frasi. Da battuta 67 a 88 possiamo notare un trattamento di sviluppo del tema. La caratteristica di questo secondo tema è data dall’uso dell’armonia in modo fluido, evitando cadenze forti con il basso e rendendo così scorrevole l’accompagnamento. Il secondo tema, presenta un carattere più melodico ed espressivo rispetto al primo – pur rimanendo nella stessa graduazione di colore – spostandosi alla tonalità relativa di Mi bemolle minore . In tutti e tre i movimenti si può notare questa “uniformità di colore” prevalendo il modo minore.

Alcune forti cadenze chiudono definitivamente il movimento.

Tempo 2°

La tensione drammatica del primo movimento si placa nel secondo tempo, ‘Adagio cantabile’.

Questo secondo movimento in tempo “Adagio” è in due quarti nella di Lla bemolle maggiore . La sua struttura può essere interpretata sia come una forma tripartita.

Il tema è una semplice ma intesa melodia molto “sentita” da Beethoven se, in forma variata, viene ripresa in altri due lavori più o meno contemporanei (il Quartetto in sol maggiore op.18 n.2 e il Settiminio). Questo tema viene ripetuto all’ottava superiore con un’armonizzazione più ricca. La coda finale del movimento consiste in un lungo pedale di 4 misure sulla dominante (mi bemolle) che conduce alle penultime tre misure di cadenza dove l’accordo di dominante ripetuto successivamente in tre posizioni diverse verso il registro grave si chiude secondo norma sulla tonica (la bemolle maggiore).

Tempo 3°

Il terzo movimento è un Rondò in tempo di “Allegro” e nella tonalità di base (do minore). La struttura è quella tipica di un Rondò con quattro esposizioni del tema e tre episodi intermedi . Questo finale è indubbiamente meno ‘impegnato’ ed è più vicino ad una certa grazia settecentesca che non all’impeto, tutto romantico, del tema del primo movimento.] Viene meno anche l’approccio serio dei primi due tempi: anche se la tonalità di base è quella drammaticamente minore (do minore), al suo interno ci sono molte aree in tonalità maggiori.

Ecco l’analisi armonica più approfondita; ecco il link per la partitura

La stupenda e inconsueta (sebbene prevista da Beethoven stesso) interpretazione su clavicembalo della sonata

(Credits: foto IMLPS; video falernoducande1961)
Chiara Pisati

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