giovedì , 22 giugno 2017
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Il Suono. Ne parliamo sempre, ma cosa è in realtà?

onde sonoreSuoni della stessa intensità (l’altezza delle onde è indentica), ma di diversa frequenza (onde più ravvicinate o distanziate)

Senza voler entrare nel merito di questioni fisiche e matematiche, vediamo di capire, o per lo meno accennare cosa è in realtà quello che noi chiamiamo ‘suono’. Tutti se diciamo la parola capiscono cosa si intende, ma conosciamolo meglio.

Il suono (dal latino sonum) è la sensazione che noi percepiamo dovuta alla vibrazione di un corpo che oscilla. Tale vibrazione,  si propaga nell’aria o in un altro mezzo elastico (quindi NON nel vuoto, altrimenti non le onde sonore non potrebbero essere trasmesse), raggiunge l’apparato uditivo dell’orecchio che, tramite un complesso meccanismo interno, è responsabile della creazione di una sensazione “uditiva” che dipende dalla natura della vibrazione: la parte propriamente ‘in gioco’ nella sensazione uditiva è il timpano, che quando arriva l’onda sonora, subisce delle variazioni di pressione e vibra, permettendo di di sentire.

Per oscillazione  si intende lo spostamento delle particelle, intorno alla posizione di riposo e lungo la direzione di propagazione dell’onda. Spostamento provocato da movimenti vibratori, che provengono da un determinato oggetto, chiamato sorgente del suono. Quando vibra esso  trasmette il proprio movimento alle particelle vicine; le particelle a loro volta, iniziando ad oscillare, trasmettono il movimento alle altre particelle vicine e queste a loro volta ad altre ancora: in questo modo, da una semplice vibrazione di particelle si origina un’onda sonora (o onda acustica)

Caratteristiche:

L‘altezza è la qualità che fa distinguere un suono acuto da uno grave. Dipende in massima parte dalla frequenza ma anche dalla intensità. L’orecchio umano percepisce solo i suoni che vanno da 16 a 20.000 oscillazioni al secondo. Al di sotto abbiamo gli infrasuoni, al di sopra gliultrasuoni. Il sonar, ma anche i delfini ed i pipistrelli percepiscono gli ultrasuoni mentre glielefanti, i pesci ed i cetacei percepiscono gli infrasuoni.

La pratica musicale copre una gamma di suoni, le cui fondamentali vanno dal do grave che ha circa 65 oscillazioni semplici al secondo al do acuto che ha 8276 oscillazioni semplici. La voce umana ha un registro ancora più limitato. Per calcolare l’altezza dei suoni, è stato scelto come punto di riferimento il La4 (= ottava centrale del pianoforte) che chiamiamo diapason o corista. La frequenza del diapason, che fino al XIX secolo variava di Paese in Paese e anche a seconda del tipo di musica da eseguire (sacra, da camera etc.) è stata determinata da diversi congressi attualmente il valore di riferimento, stabilito dalla Conferenza di Londra del 1939, è 440 vibrazioni doppie, quindi 880 semplici.

Il volume è la qualità sonora associata alla percezione della forza di un suono, ed è determinato dalla pressione che l’onda sonora esercita sul timpano: quest’ultima è a sua volta determinata dall’ampiezza della vibrazione e dalla distanza del punto di percezione da quello di emissione del suono.

Il timbro, è la qualità che, a parità di frequenza, distingue un suono da un altro. Il timbro dipende dalla forma dell’onda sonora, dai suoni fondamentali e dai loro armonici. Dal punto di vista della produzione del suono, il timbro è determinato dalla natura della sorgente del suono e dalla maniera in cui questa viene posta in oscillazione.

Nella musica, tanto più un suono è composto da diverse componenti, tanto più esso risulta complesso: si va dal suono di un flauto dolce, composto dalla fondamentale e da pochissime armoniche, al suono degli strumenti ad arco, composto da moltissime frequenze armoniche secondarie.

Vediamo la differenza tra il concetto di suono da quello di rumore. Del suono abbiamo già parlato, il rumore invece è comunemente identificato come una sensazione uditiva sgradevole e fastidiosa o intollerabile.

(Credits: foto Audiovestibologia.it)

Chiara Pisati

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