sabato , 19 agosto 2017
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Notazione sangallese e notazione metense. Curiosando nel gregoriano, parte 5

Codex Sangallensis 239Il Graduale Tu es Deus del Cantatorium – Codex Sangallensis 359 in notazione sangallese

La notazione sangallese è uno dei modi in cui si annota il canto gregoriano.

È la notazione più antica, più conosciuta e più studiata per chi affronta lo studio della musica antica.

Si è sviluppata nell’Abbazia di San Gallo in Svizzera, da cui il nome, e si è diffusa nell’ambiente germanico e più in generale nell’Europa centrale.  La notazione sangallese è una notazione di tipo adiastematico, cioè i neumi sono scritti in campo aperto senza il riferimento del rigo musicale e resta tra le più ricche di indicazioni preziose per l’interpretazione del canto gregoriano ed il suo studio s’impone a chiunque voglia conoscerlo a fondo.
Il codice più antico, il codice C St. Gallen 359, è un cantatorium che risale all’inizio del X secolo.
Il Graduale Triplex riporta in inchiostro rosso, sempre sotto la notazione quadrata e sotto la notazione metense in nero i neumi della scuola di san Gallo, permettendo la lettura sinottica.

Graduale TriplexInizio dell’Alleluia “laudate pueri” tratto dal “graduale triplex” in nero la notazione metense, in rosso la sangallese

La notazione metense o lorenese è un modo ancora differente di ‘scrivere’ il canto gregoriano.

Si è sviluppata nella Francia settentrionale prendendo il nome dalla città di Metz, anche se l’aggettivo metense risulta inappropriato: difatti a Metz non è mai esistita una scuola scrittoria. La regione in cui è nata nel IX secolo e si diffuse è la Lorena meridionale ed il codice più importante pervenutoci, il manoscritto 239 (L) conservato nella Bibliothèque Municipale di Laon e risalente all’anno 930 circa, proviene da Laon, per questo la notazione è detta anche di Laon.
La notazione metense si diffuse anche in territori lontano dalla Lorena: in Italia la troviamo a Como e a Vercelli.

La caratteristica principale di questa notazione, sta nell’ondulazione del tratto. Significativo rappresentante è il neuma monosonico detto uncinus (Bivirga Laon.png), la cui dimensione è variabile a seconda del valore della nota cui corrisponde. Riducendo le dimensioni si ottiene la semplice forma del punctum, il cui valore sarà estremamente ridotto.
Questa notazione è adiastematica, cioè non dà informazioni sull’altezza melodica dei suoni.

Il Graduale Triplex riporta in inchiostro nero, sempre sopra la notazione quadrata e sotto la notazione sangallese in rosso, indicato con la lettera L, i neumi del codice 239, permettendo la lettura sinottica.
I neumi monosonici in questa notazione hanno una tipica forma all’uncino, detti appuntouncinus, spesso con grandezza proporzionale all’intensità sonora con cui vanno intonati.

(Credits: foto 1 pubblico dominio; foto 2 pubblico dominio)

Chiara Pisati

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