sabato , 25 ottobre 2014
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Il flauto traverso. Bello non solo perché luccica!

flauto traversoPresentare e introdurre il flauto traverso è per me un vero piacere: mi diletto con svariati strumenti musicali, ma il ‘mio’ è il flauto!

Flauto traverso è il nome completo, ma nell’accezione moderna e attuale anche scrivendo solamente ‘flauto’ ci riferiamo a questo strumento, mentre per indicare il flauto dolce l’aggettivo deve essere specificato.

Uno strumento affascinante dunque, con secoli di storia alle spalle. Un’origine sconosciuta che si perde nella notte dei tempi.

Potrei scrivere un trattato, ma voglio lanciare solo qualche sasso, che poi metta in moto tante onde e accenda la vostra curiosità.

Parto da com’è fatto un flauto ordinario, cioè quello che normalmente vediamo nelle mani dei flautisti solisti oppure orchestrali. Ordinario perché è il più comune, ci sono poi altri ‘componenti’ della famiglia e li vedremo pian piano.

Perché si chiami traverso è quasi scontato ma lo scriviamo lo stesso: il nome deriva dalla posizione in cui lo strumento è tenuto nell’atto di suonarlo. È un aerofono, ovvero uno strumento a fiato, che a differenza di tutti gli altri strumenti a fiato orchestrali non si mette in bocca, ma si appoggia sotto il labbro inferiore.

Di fatto è un tubo, di metallo o legno, divisibile in 3 parti (testata, corpo, piede) cui viene applicata una meccanica, quell’insieme di aste, chiavi, piattelli, levette, che permettono di suonarlo. A questa conformazione arriviamo col brevetto del 1847 del flautista e costruttore Theobald Böhm, dopo anni di studi e sperimentazioni, che arriva a concepire un tipo di strumento che ovvia a molti problemi di intonazione, di diteggiatura e di emissione del suono.

Il flauto entra di prepotenza in orchestra: le modifiche di Böhm rendono lo strumento agile, potente, ben amalgamato, tuttavia non avrà vita facile all’inizio. Non tutte le scuole di flautisti, in particolare quella italiana e quella austriaca, vedono di buon occhio questo nuovo modo di concepire lo strumento e il modo di suonarlo.

Piccolo glossario flautistico

Testata, corpo e piede: sono le tre parti di cui un flauto è composto. Sul corpo e sul piede viene montata la meccanica; sulla testata sono applicati la boccola e il tappo all’estremità.

Meccanica: tutto l’insieme di leve, aste, chiavi e piattelli (i ‘cerchietti’ dove poggiano le dita) che permettono di suonare lo strumento.

Boccola: ovale di metallo che si appoggia sotto il labbro inferiore applicato alla testata in corrispondenza del foro di insufflazione, il foro in cui viene soffiata l’aria.

E ora veniamo alla scelta più ardua: cosa farvi sentire? Tutti i compositori si sono cimentati nella composizione di opere per flauto traverso in diversi stili, generi, modalità…  E così, pensa e ripensa, vi propongo il mio flautista preferito, il compianto Alain Marion nella sua magistrale esecuzione di un pezzo virtuoso, il 6° solo da concerto di Demersseman:

(Credits: foto Amadìs, video Jane Rutter)

Chiara Pisati

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