venerdì , 23 giugno 2017
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Vengo anch’io! No tu no! Stavolta invece Enzo è proprio partito….

Enzo JannacciCondensare in poche righe ciò che è stato per la musica e per Milano Enzo Jannacci è veramente un’impresa impossibile. Si corre il rischio di scrivere una banale biografia oppure un encomio funebre.

Allora preferisco parlare di un aspetto di Enzo Jannacci che mi ha sempre colpito, quell’aspetto che, a mio parere, rende ancora più completo un artista. Di lui sappiamo che è figlio di emigranti pugliesi, che si è diplomato al Conservatorio di Milano, poi laureato in medicina, specializzato in chirurgia e tante note biografiche. Ma cosa rendeva Enzo così unico?

Di certo a chi lo osservava sul palcoscenico non sarà sfuggita la naturalezza con cui calcava le scene, dall’iniziale sodalizio con Giorgio Gaber, che fu per lui sempre come un fratello, e successivamente collaborando e instaurando rapporti di collaborazione con i maggiori artisti sia musicali sia teatrali. Di questa sua innata capacità di essere ‘animale da palcoscenico’ in ogni ruolo, drammatico o comico sorprende la assoluta spontaneità, come se tutto venisse improvvisato al momento. Quel modo di cantare a volte un po’ sgraziato, ma mettendoci una passione incredibile, oppure le scenette con Cochi e Renato o Dario Fo; la partecipazione anche a sceneggiati drammatici. Jannacci era un osservatore della realtà, mai si è staccato da essa, vedendola in sfumature anche sottilissime, “perché ci vuole orecchio” e lui ne aveva, non solo musicale, ma ascoltava col cuore e metteva in poesia.

Sebbene spesso si abbandonasse all’improvvisazione,  mai nulla era lasciato al caso: i testi a volte al limite del surreale, musiche semplici da ricordare, ecco che nascono quelli che oggi chiameremmo dei veri e propri  tormentoni:  L’ArmandoVengo anch’io, no tu noHo visto un re. Sagaci ironie delle più svariate situazioni, argomenti di profonda rilevanza sociale, la denuncia e il grido di gioia o dolore per svariate occasioni senza mai la pedanteria o la pretesa di essere saccente o di avere la soluzione in tasca;  gag sul piccolo schermo o a teatro oppure composizione di colonne sonore.

Tutto si fonde nell’essere vero artista di Enzo Jannacci.

Come ricordarlo? Pensandoci su e dovendo scegliere tra le tantissime cose scritte ho voluto scegliere quella cui forse sono più legata, la prima canzone che, ero poco più che una bambina, ho ascoltato di Jannacci su un 33 giri che mio padre aveva acquistato: Ho visto un re, nel video vedrete anche la copertina, l’album è proprio quello.

(Credits: foto www.bielle.org; video Albatrosmile)

Chiara Pisati

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