sabato , 19 agosto 2017
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Conservatorio Giuseppe Verdi in Milano

Conservatorio Giuseppe Verdi MilanoL’ingresso del Conservatorio di Milano ‘G. Verdi’ (a fianco si nota la Chiesa di Santa Maria della Passione)

Il Conservatorio di musica «Giuseppe Verdi» di Milano è il più grande Istituto di formazione musicale in Italia.

Durante la dominazione degli Asburgo d’Austrial’arte musicale non aveva mai goduto di particolari riguardi. L’imperatrice illuminata Maria Teresadiede inizio (a partire dal 1773) ad una serie di riforme volte a creare un sistema di istruzione primaria pubblica dove però l’insegnamento della musica non era previsto.

Lo studio della musica rimaneva perciò riservato alla classe nobile. Ma proprio in questi anni inizia a sentirsi l’esigenza di una scuola di musica in Milano.

Il periodo storico che vide la nascita vera e propria del conservatorio è caratterizzato dalla figura di Napoleone. Nel 1796 il generale francese libera il capoluogo lombardo dagli austriaci e la proclama capitale della Repubblica Cisalpina. La vita culturale della città è già in fermento, complici le concezioni illuministiche e l’aria di cambiamento portata da Bonaparte sono propizia per rendere concreto l’idea nella nascita del conservatorio.

È il 24 agosto 1803 quando Grianty avanza la sua proposta, che viene accolta il giorno dopo dal vicepresidente della Repubblica Francesco Melzi d’Eril. Il progetto viene esposto il 5 settembre dello stesso anno. Prevede l’accoglienza (presso il chiostro della chiesa di Santa Maria della Passione) di 36 studenti (24 maschi e 12 femmine), per un periodo di formazione non superiore al decennio. Il conservatorio, dal punto di vista regolamentativo, s’ispira all’orfanotrofio di San Pietro in Gessate (Grianty usa definirlo luogo pio). Effettivamente il termine conservatorio, nella lingua italiana dell’epoca, era sinonimo di orfanotrofio. Grianty aveva difatti in mente di istituire un orfanotrofio (aperto però ad ambo i sessi) che avesse come obiettivo l’istruzione musicale dei bambini ospiti.

L’adozione del termine ‘conservatorio’ era motivata dalle precedenti esperienze napoletane,che quindi portava l’influsso del ‘conservatoire’ di Parigi, noto per l’alta qualità dell’insegnamento perpetratovi, che resero la parola conservatorio (almeno all’infuori dell’Italia) sinonimo di Scuola di musica.

L’influenza del Conservatorio di Parigi nello sviluppo di quello di Milano è stata a lungo dibattuta. Il primo venne fondato il 3 agosto 1795 e si poneva come obiettivi la fondazione di una Scuola nazionale e il fornire al governo un polo di propaganda e di rappresentanza politica. Il conservatorio di Milano, invece, nasce motivato dalla necessità di risanamento dell’opera lirica e i parallelismi tra le due istituzioni si possono riscontrare praticamente solo in alcuni dettagli organizzativi.

Il Real Conservatorio di Musica viene inaugurato il 3 settembre 1808, con l’entrata di 18 studenti all’interno della collegiata della chiesa di S. Maria della Passione. Agli allievi interni si aggiungono poi un certo numero di studenti non risiedenti, che però pagano per accedere alle lezioni. In parallelo viene attivata la Biblioteca, che diverrà un punto di riferimento per la conservazione dei testi musicali di epoche antiche.

Nonostante sia ubicato in una ex struttura religiosa, il conservatorio mantiene fin dall’inizio un carattere laico (a differenza di quelli napoletani e di quello veneziano, di approccio tipicamente filoreligioso).

I corsi previsti sono 14: solfeggio, composizione, canto, cembalo, violino e viola,violoncello, corno, clarinetto, fagotto, arpa, oboe e flauto, contrabbasso, declamazione (ovvero dizione e gestualità, materie essenziali per gli studi del cantante d’opera) e ballo; sono tenuti da 16 insegnanti, nel tipico stile dell’apprendimento a bottega italiano. I maschi possono frequentare tutti i corsi, mentre le femmine sono vincolate al loro ruolo di future cantanti d’opera. Per loro sono quindi previsti i corsi di canto e cembalo (come strumento da accompagnamento), tuttavia possono frequentare anche lezioni di arpa. Tra le motivazioni avanzate per spiegare questa concessione extracanora vi è la necessità di spezzare la monotonia dello studio del canto, oppure il bisogno di offrire una possibilità alternativa alle ragazze impossibilitate a seguire il corso. In realtà pare che il corso d’arpa fosse stato attivato soltanto per sfruttare appieno le potenzialità didattiche del prof. Andreoli (che insegnava contrabbasso, ma era anche arpista).

L’insegnamento musicale è articolato in tre gradi:

  • Primo grado: Teoria musicale di base, solfeggio, introduzione al canto e alla pratica strumentale.
  • Secondo grado: studio della prassi canora, coreutica, declamatoria e strumentale.
  • Terzo grado: Lo studio della scena cantata con accompagnamento d’orchestra, lo studio vocale ed strumentale dei pezzi concertati negli esercizi privati e pubblici, lo studio della composizione.

Parigi ne prevedeva anche un quarto, che riguardava l’insegnamento dei legami tra musica e altre scienze, il quale però non venne adottato a Milano.

Il primo Direttore e censore del conservatorio è Bonifazio (o Bonifacio) Asioli

Nel corso dell’ottocento, anche dopo il ritorno degli Asburgo in Italia, i conservatori di Parigi e Milano seguono una linea di uniformazione: il primo perde parte del proprio spirito militaristico, mentre il secondo inizia ad aprirsi alla cultura francese. A prova di questo nascente gemellaggio culturale il manuale d’armonia di François-Joseph Fétis e quello diorchestrazione di Hector Berlioz vengono tradotti in italiano da Alberto Mazzuccato e pubblicati negli anni quaranta di quel secolo. Il conservatorio di Milano acquisisce prestigio soprattutto grazie alla sua simbiosi col Teatro alla Scala, sempre all’avanguardia nell’ambito dell’opera lirica, che fa confluire validi musicisti nella città. All’inizio, in effetti, il conservatorio contava un numero studenti appena superiore a quello di una comune scuola di musica a gestione familiare o privata.

È in questa fase iniziale che nascono e si consolidano alcune delle tradizioni che avrebbero poi avuto grande seguito e sviluppo nella storia di questa istituzione: i concerti aperti al pubblico (generalmente tenuti dagli studenti) noti per i programmi rivolti a compositori contemporanei (Hummel, Pixis, Rode, Rust) e per l’attenzione riservata anche agli autori precedenti (Alessandro Scarlatti, Paisiello, Gastoldi, Piccinni…). Anche il Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart vede la sua prima interpretazione italiana in una di questi concerti (nel 1844).

Allo stesso tempo il conservatorio di Milano è passato alla storia per non aver ammesso agli studi Giuseppe Verdi, nel giugno 1832. La commissione lo considera infatti troppo anziano (ha 18 anni e 14 è l’età massima consentita per l’ammissione) e lo accusa di avere un’errata tecnica nella postura della mano. Come se non bastasse è anche straniero, poiché proviene dal ducato di Parma.

Nel 1898 viene istituito un Museo degli strumenti musicali, e nel 1908 viene costruita la sala Verdi (poi distrutta durante la Seconda guerra mondiale e restaurata nel dopoguerra). Dopo la fine del secondo conflitto mondiale si ha un periodo di rinascita culturale e di apertura nei confronti delle avanguardie estere, ad opera (principalmente) di Giorgio Federico Ghedini. Gli studenti italiani iniziano così a conoscere le tecniche della dodecafonia e gli altri stilemi maturati in seno alla cultura compositiva internazionale. In questo periodo, inoltre, studiano e insegnano in conservatorio alcuni grandi nomi della musica italiana: si ricordano Piero Rattalino, Antonio Ballista, Bruno Canino, Riccardo Muti, Michele Campanella,Bruno Bettinelli, Franco Donatoni, Riccardo Chailly, Guido Salvetti e, tra i rappresentanti della cultura letteraria, Salvatore Quasimodo e Fernanda Pivano. Vengono introdotti i corsi relativi alla musica Jazz e il corso di musicologia. Si tengono masterclass, seminari e altre attività volte ad approfondire il bagaglio culturale dello studente.

Dal 1971, primo esperimento in Italia, è sede del Liceo Musicale Sperimentale del Conservatorio “G. Verdi” che viene istituzionalizzato nell’anno scolastico 2010/2011, quando vengono istituiti i Licei Musicali.

Sale da concerto

La Sala Verdi (detta anche Sala Grande) ha una capacità di 1580 ed è stata costruita sull’area del primo chiostro della chiesa di Santa Maria della Passione. Colpita dai bombardamenti della seconda guerra mondiale (1943) nel dopoguerra è stata ricostruita basandosi su un progetto molto innovativo dell’architetto Ferdinando Reggiori e, il 18 maggio 1958, inaugurata con un concerto diretto da Antonino Votto. Celebre per la sua acustica (ritenuta tuttora una delle migliori d’Europa) vengono regolarmente tenute stagioni concertistiche tra le maggiori a Milano in cui si sono esibiti anche molti celebri musicisti. La sala è costituita da un’unica lunga platea a gradinate, molto ripida. Nel 1997 è stato rinnovato il palcoscenico che attualmente ha una larghezza massima di 14 metri e una profondità di 8. Organizzata come un vero teatro è dotata di guardaroba e numerosi camerini sotterranei. Nel 2001 è stata restaurata dall’architetto Pierluigi Cerri e a cura della Fondazione Umberto Micheli.

La sala Puccini, capace di 450 posti, è stata costruita nel novembre del 1952, in attesa della ricostruzione della ben più grande sala Verdi. Soggetta a numerosi lavori ha subito l’ultimo nel 2001 insieme con l’altra sala. Oltre ad attività concertistica, più che altro di musica da camera, la sala Puccini è anche teatro di esami, lezioni di esercitazioni orchestrali, masterclass, riunioni, ecc. Come la sala Verdi è dotata di tutti gli spazi tipici di un teatro.

La Biblioteca è stata fondata nel 1808, ed è la più ricca fonte italiana per la ricerca storica e scientifica in campo musicale. La Biblioteca dispone attualmente di oltre 500.000 unità bibliografiche, di cui circa 50.000 manoscritti e 30.000 volumi di carattere musicale, nonché circa 400 testate di periodici musicali.

Sito ufficiale del Conservatorio : www.consmilano.it

(Credits: foto Geobia)

Chiara Pisati

 

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