domenica , 19 novembre 2017
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Contrappunto. Nota contro nota.

ContrappuntoNel linguaggio musicale, il termine contrappunto ha un duplice significato:

1)    la presenza, in una composizione o in una sua parte, di linee melodiche indipendenti che si combinano secondo regole tramandate dalla tradizione musicale occidentale;

2)    la parte della teoria musicale che studia queste regole.

Nella musica contrappuntistica le diverse linee melodiche che sono affidate alle varie parti seguono per la maggior parte le regole dell’armonia, ma può accadere che esse possano seguire intrecci anche col semplice materiale melodico, con il principio dell’imitazione.

Il termine deriva dal latino punctus contra punctum, ovvero nota contro nota (punctum è il termine del latino medievale equivalente al nostro termine ‘nota’).

Il contrappunto identifica la musica occidentale; lo sviluppo e l’evoluzione del contrappunto è infatti la caratteristica principale distingue la musica europea dalle musiche di altri continenti.

Il contrappunto è sviluppato durante il tardo Medioevo e il Rinascimento, ed è stato dominante nei periodi successivi, caratterizzando in particolar modo la musica barocca.

La stessa parola contrappunto nasce con la pratica di contrapporre ad un cantus firmus, cioè ad una voce avente una melodia tratta generalmente dal canto gregoriano, una nuova melodia, secondo regole che pian piano si sviluppano nel corso della storia e che giungono, attraverso varie fasi al contrappunto nella sua massima espressione nel 1500 e poi nell’epoca barocca.

La polifonia, a partire dall’Ars Antiqua in avanti, all’inizio era attuata con delle idee e suggerimenti, più che regole, seguendo i quali si poteva dar vita ad una composizione polifonica, dove tutte le voci dovevano essere assolutamente indipendenti l’una dall’altra.

In questo senso nel corso del XVI secolo i compositori toccarono il vertice di questa concezione, fornendo il modello per le generazioni successive. L’uso sapiente e misurato degli artifici contrappuntistici è riassumibile a titolo di esempio nelle opere di PalestrinaMarenzio e Orlando di Lasso. In questo periodo la tecnica contrappuntistica si allontanò dalla visione cosiddetta orizzontale a favore di un modello armonico-verticale della composizione.

Esempio magistrale dell’uso del contrappunto in epoca barocca può essere considerata anche tutta l’opera di Johann Sebastian Bach. Anche le celeberrime 555 sonate per clavicembalo di Domenico Scarlatti hanno un contrappunto meno evidente ma geniale.

Nel 1725 fu pubblicato a Vienna il celeberrimo trattato a dialogo Gradus ad Parnassum del teorico e compositore austriaco Johann Joseph Fux. Quest’opera ebbe ampi riconoscimenti tra i contemporanei di Fux e fu utilizzata come trattato fondamentale per l’apprendistato dei compositori delle generazioni successive. Il merito di Fux risiede nella sua capacità di aver saputo codificare nel modo più sistematico le basilari tecniche contrappuntistiche ripartendole in varie fasi (le cosiddette species) che procedono progressivamente dal semplice al complesso.

Le nuove tecniche non solo indussero i teorici della musica a ricercare nuove terminologie, ma anche a reimpostare la teoria su nuove basi. All’epoca del basso continuo il contrappunto intensificò la sua funzione scolastica.

Con la crisi della tonalità e della concezione armonica risalente alla fine dell’Ottocento, si assistette ad una ripresa della concezione contrappuntistica. Nel Novecento sia la tecnica seriale sia la tecnica che prevede una molteplicità di suoni isolati, e non ultima la focalizzazione su tutte le dimensioni del suono diedero fiato ad una nuova forma di contrappunto, come ad esempio quella del contrappunto polidimensionale.

L’incipit gregoriano dell’antifona mariana ‘Alma Redemptoris Mater’ seguito dallo sviluppo delle linee melodiche in stile contrappuntistico

(Credits: video musicaergosum: foto: Wikipedia)

Chiara Pisati

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