domenica , 22 ottobre 2017
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La Fuga, un ‘must’ della musica occidentale

FugaJ. S. Bach: la celeberrima ultima fuga incompiuta dell’opera di Bach  Die Kunst der Fuge [L’arte della fuga] BWV 1080, presso la Deutsche Staatsbibliothek Berlin, Mus. ms. autogr. Bach P 200: con questa immagine di una pagina autografa del sommo J. S. Bach introduciamo l’argomento odierno.

La fuga è un tipo di composizione assai difficile da descrivere, per la sua complessità. Vediamo di darne degli spunti per capire come grandi compositori (a chi come minimo non viene in mente il grande Bach come dicevamo all’inizio?)  amassero così tanto questo genere di composizione.

Iniziamo col dire che è una delle forme compositive più importanti della polifonia occidentalee che si basa sul contrappunto, cioè l’arte di sovrapporre due o più linee melodiche che si combinano secondo regole precise.

Il nome cominciò a essere usato nel sec. XIV per indicare composizioni basate sull’imitazione, più specificatamente sul canone. Tuttavia la forma più tipica la fuga la assumerà nella seconda metà del ‘600. Usata per lo più per composizioni strumentali, esistono tuttavia delle fughe destinate all’uso vocale.

Essa si compone di 3 momenti principaliesposizione del tema, svolgimento, stretto.

Utilizzeremo il termine ‘voce’ intendendo genericamente una delle linee compositive, sia essa uno strumento o una voce ‘umana’ nel caso di composizioni vocali.

Esposizione: le voci entrano una dopo l’altra, presentando il Soggetto. La prima voce lo esegue nella tonalità scelta dal compositore; la seconda voce lo presenta nella tonalità di Dominante e questa è detta Risposta; la terza entra in tonalità di impianto come la prima; la quarta in tonalità di Dominante come la seconda.

Altro elemento tipico è il Controsoggetto, cioè la controparte che accompagna il soggetto e la risposta durante lo sviluppo della fuga. Il controsoggetto ha una particolare importanza nella struttura della fuga perché costituisce un elemento-tema nuovo, a differenza della risposta che è una semplice imitazione del soggetto.

Svolgimento: si alternano delle parti chiamate Divertimenti (o Episodi) in cui Soggetto, Controsoggetto, Risposta e Parti Libere (parti non obbligate che posso seguire caratteristiche dei temi precedenti o essere del tutto autonome) utilizzano espedienti come modulazioni, fioriture, riprendendo il gioco imitativo dell’esposizione.

Stretto: è la parte conclusiva della fuga. È una serie di riprese, nella tonalità originale di soggetto e risposta, dove a differenza dell’esposizione le voci entrano uno a ridosso dell’altra a distanza sempre più ravvicinata e sovrapponendosi, portando a conclusione la composizione.

Questo, con molta semplicità, è lo schema di una fuga ‘scolastica’, cioè il modello base. Poi ogni compositore ha messo le proprie peculiarità, le proprie caratteristiche, il proprio genio quindi le eccezioni alle regole sono certo assai di più di quanto si pensi.

Piccolo glossario

Tonica: 1° grado della scala scelta come tonalità di impianto.

Tonalità di Dominante: la dominante è il 5° grado della scala, la tonalità basata sulla dominante nasce dal appunto dal 5° grado. Es. tonalità di base Do Maggiore – 1° grado (tonica) DO; 5° grado (dominante) SOL. La tonalità basata sulla dominante sarà perciò Sol Maggiore.

Modulazione: cambio di tonalità.

Voci: genericamente inteso come parti che eseguono le linee melodiche, nella fuga il termine non si riferisce specificamente alle voci umane, ma appunto a parti in gioco nella composizione.

Per un approfondimento con approccio decisamente tecnico :http://it.wikipedia.org/wiki/Fuga

E per l’ascolto, la stupenda Fuga dall’opera BWV 564 (Toccata, Adagio e Fuga) di J. S. Bach interpretata dal grande maestro italiano Enrico Viccardi

(Credits: foto Pubblico dominio; video Musichiere70)

Chiara Pisati

 

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